AMYCANBE

“Sono tornati finalmente, con un nuovo disco, gli Amycanbe. Diciamolo subito, questo disco sarà la croce di certa critica musicale italiana che ama fare continui riferimenti ad altre bands in un delirio di citazioni sempre più argute; “sembrano i…, come se suonassero il disco degli…, con rimandi del migliore…” e via con nomi sempre più cool e sconosciuti. Qui siamo invece di fronte ad una band che ha raggiunto l’invidiabile momento in cui quello che fanno è così assolutamente particolare e riconoscibile da essere loro stessi uno dei pochi possibili riferimenti. Ci sono cose dei dischi

precedenti che a volte spuntano tra una frase e l’altra, così come certi passaggi strofa-ritornello che più Amycanbe non si può, e certamente la voce di Francesca Amati che ti abbraccia e avvolge; il tutto però riescono a farlo rinnovando e ampliando la loro mappa musicale, arrivando a mettere insieme quello che si definisce un disco fatto di singoli, in cui non riesci a scegliere un pezzo sugli altri. Dici niente!

“Wolf” è un disco con un titolo perfetto: un disco difficile in qualche modo, apparentemente distante, ma, se si ha la pazienza di osservarlo bene, meraviglioso proprio come il lupo del titolo.

Un animale che difficilmente si lascia avvicinare, che rimanda al selvaggio, al branco, a paure antiche, ma che rappresenta forse l’idea stessa di libertà, di una natura non per forza al nostro servizio.

“Wolf” si distanzia dagli altri lavori per una evidente maturità compositiva e per un certo gusto nel sottrarre piuttosto che nell’aggiungere, sempre più piano e tastiere, discreti e mai banali tappeti elettronici, una voce più asciutta e contenuta forse, che in questo disco trova la sua migliore

espressione. E se davvero vogliamo tentare di spiegare “Wolf”, conviene affidarsi a “Bring Back The Grace” dove Francesca canta “give me some high quality time”, perché questo disco è proprio tempo di gran qualità che potete dedicare a voi stessi…