Sound&Visualscapes at First Floor Club

Giovedì 23 novembre Satori Comunicazioni / First Floor Club hanno avuto il privilegio, e anche una certa dose di coraggio, di presentare un evento dedicato alla musica sperimentale definita generalmente ambient-drone. Si tratta di uno stile, un modo di raccontare il proprio mondo interiore che negli anni ha creato una fitta rete di rapporti che attraversa e fa comunicare artisti di diversa estrazione  presenti in maniera capillare in tutto pianeta. Un mondo fatto di festival, piccole labels, tantissime produzioni discografiche e tantissimi artisti che si celano sotto svariate sigle e moniker.

Il First Floor Club ha deciso, per passione, di aprirsi verso questo universo artistico ospitanto alcuni tra i massimi rappresentanti della scena. Per rappresentare al meglio le varie sensibilità artistiche e per privilegiare tutti gli aspetti di queste performance, in queste occasioni il club si dota di un impianto audio di grande qualità e di una parete video composta da 18 pannelli a formare un led-wall con una capacità visiva impressionante in grado di catapultare l’appassionato in una dimensione altra realizzando così il sogno dell’artista di comunicare in maniera pienamente immersiva il proprio oggetto emotivo.

Abbiamo avuto modo così di ‘comprendere’ la scelta artistica di tre artisti dalle capacità internazionalmente riconosciute per la loro partecipazione ai principali festival del genere che realizzano particolarissimi soundscapes capaci di trasformarsi in altrettanti incantesimi del presente.

Ha aperto la serata il giovane calabrese Attilio Novellino, sound artist poliedrico capace creare paesaggi sonori su layers di materia vibrante, textures dilatate alternate ad aspre distorsioni che si riverberano in un magma sonoro ipnotico definito dai media come ‘Dronegaze‘.  Autore di alcune apprezzatissime ambientazioni sonore urbane realizzate in spazi pubblici, ha prodotto numerevoli album da solista e come Sentimental Machines. Nel corso di quest’anno ha collaborato con Collin McKelvey alla realizzazione di due album per Random Numbers, Weird Ear e Kohlhaas. La serata non poteva iniziare nella maniera migliore ed ha preparato terreno fertile per il successivo live di Paolo Monti aka The Star Pillow.

L’artista di Massa Carrara, che in Italia è una specie di istituzione per la musica ambient-drone, ha imbracciato chitarra ed archetto per raccontare, attraverso la sua personalissima sensibilità, il rapporto dell’uomo con la civiltà industriale e la natura. Mentre alle sue spalle scorrevano immagini altamente suggestive che hanno ipnotizzato la sala, il suo soundscape ci ha proiettati in paesaggi allucinati e malinconici. All’interno del club, intanto, gli appassionati si godevano le coccole del personale del locale che elargiva prelibatezze culinarie e amorevoli coktail. L’atmosfera diventa sempre più familiare, i suoni e le immagini rappresentano un mondo sincero che gli artisti mettono a nudo senza timore, magia di una forma d’arte che non prevede ipocrisie.

È il momento di Eric Quach aka Thisquietarmy, da Montreal. Vediamo subito che sul palco si accompagna ad una seducente Fender rossa made in Japan attorniata da decine di effetti e scatole magiche.

L’artista discende da una nobile stirpe canadese che non molto tempo fa ha stupito il mondo con quello che è stato definito come post-rock. Non a caso il suo nome è una citazione dai Godspeed You! Black Emperor e agli albori della sua carriera Eric suonava nei Destroyalldreamers che ben rappresentavano il sound del post-rock strumentale ai quei  tempi. Nella performance di Thisquietarmy si manifestavano tutti i riferimenti di questa fase della musica nata in Canada e diffusasi per  osmosi ovunque. Il suono della sua chitarra carica di effetti sprigionava, poi, tutta la carica emotiva che ci aveva regalato la scena shoegaze, lunge suites psichedeliche che si caricavano per strati successivi di scale ed effetti, ma anche di sudore e di una empatia che coinvolgeva anche chi di questa musica non conosceva nemmeno l’esistenza.

Ed è così che la performance di Eric Quach ci aveva trasportato nel suo personale giardino, dove noi facevamo la parte degli spettatori ma dove, in realtà, partecipavamo di un rito collettivo rapiti da uno sciamano che, con sapienza, ci nutriva fin nel profondo dell’anima e delle coscienze di un sapere antico, attraverso un rituale che la musica rende possibile e che la differenza linguistica e le diffidenze non riescono a scalfire.

Interview with Eric Quach, Attilio Novellino and Paolo Monti